La crisi idrica non è archiviata: l’acqua scarseggia e il “nuovo” acquedotto è già pieno di perdite

Scritto da on 26 Giugno 2019

L’emergenza idrica in basso Molise potrebbe continuare. La crisi che fino alla scorsa settimana ha interessato tutti i comuni a valle della diga di Guardialfiera non è stata solo il prodotto temporaneo del malfunzionamento delle pompe di sollevamento o della manutenzione ai filtri del potabilizzatore. Il problema è che il quantitativo di acqua destinato al Basso Molise non è sufficiente rispetto alle esigenze della popolazione.

Lo sostiene – dati alla mano – il consigliere regionale del Partito Democratico Vittorino Facciolla che ieri, durante l’assise a Palazzo Vitale, ha avuto la risposta alla interpellanza urgente sulla problematica dall’assessore regionale Vincenzo Niro. Facendo il punto della situazione tramite le relazioni tecniche di Molise Acque e del direttore del Dipartimento, Niro ha ammesso infatti che dei 500 litri al secondo di cui ha bisogno in estate il territorio (anche per l’aumento della popolazione), ne saranno effettivamente trasferiti dalla diga del Liscione non più di 300. E questo confidando nel perfetto e continuo funzionamento delle pompe di sollevamento, che come è invece noto si rompono spesso e riducono ulteriormente la portata idrica.

E non solo. Dalle relazioni tecniche si apprende che il nuovo acquedotto che dovrà trasporta l’acqua dal Matese al Basso Molise, entrato in esercizio provvisorio nel clou della crisi idrica ma ancora bisognoso di collaudo definitivo, presenta diverse perdite. Nuovo di zecca eppure già rotto. Possibile? “Quest’opera è iniziata alla fine del 2007, quindi 12 anni fa – ha ricordato Niro, suscitando comprensibilmente l’indignazione delle minoranze in aula – nella fase di pulizia dei pozzetti sono state rinvenute due perdite in due distinte località che hanno comportato ritardi per la messa in funzione“.

Operazione, questa, per la quale sono stati necessari otto giorni di lavoro, al termine dei quali è iniziato il convoglio del flusso idrico verso il serbatoio di Monte Arcano, a Larino. Era il 17 giugno. E il giorno dopo, come se non bastasse, a causa della messa in pressione dell’acquedotto si sono registrate altre quattro perdite che, ha aggiunto Niro, “necessitano di immediata riparazione prima dell’avvio della stagione estiva”. L’acquedotto inoltre non è munito di telecontrollo e questo rallenta operazioni di sorveglianza e monitoraggio. E per colpa dell’assenza di telecontrollo c’è stato anche un furto e ci sono stati danneggiamenti.

E ancora: non è perfettamente funzionante la condotta che collega il serbatoio di Termoli Alto con quello di Termoli Medio. “Mancando fiati e scarichi, non è possibile fornire immediatamente acqua al Comune di Termoli e non è possibile rispettare la scadenza del 23 giugno ipotizzata in un precedente incontro”.

Né si hanno notizie certe sui tempi di riparazione della perdita a Monte Arcano. E ieri mattina, tanto per farsi mancare nulla, è stata rilevata una nuova perdita a Lupara, sempre sulle condotte del Molisano Centrale.

In settimana dovrebbe concretizzarsi l’allaccio tra i due serbatoi di Larino e avvenire la cessione dal Comune a Molise Acque. Nei prossimi giorni si dovranno verificare eventuali altre perdite e dovrà essere misurata la portata con uno strumento ad ultrasuoni in quattro punti: Rio Freddo, Rivolo, Guardialfiera, Larino.

Il cronoprogramma per l’entrata in funzione dell’acquedotto, di fatto, non esiste. “A oggi non è possibile stabilire un cronoprogramma definitivo per riparare Monte Arcano e attivare il serbatoio Termoli alto e Termoli basso” .

Lunedì prossimo nuovo incontro tecnico. Ma è difficile, stando così le cose, che l’acqua di sorgente possa arrivare nelle case dei bassomolisani entro l’estate. E questo mentre una nuova crisi idrica potrebbe essere dietro l’angolo.

Il M5S chiede revoca vertici di Molise Acque

Intanto ieri è stata approvata la mozione presentata dai pentastellati che impegna il presidente Toma a verificare, presso l’impianto di potabilizzazione, che sussistano le migliori condizioni di operatività e di corretto funzionamento, anche a tutela della salute dei cittadini. Ma anche ad assicurare a tutti i Comuni interessati dall’emergenza, Larino, Ururi, San Martino in Pensilis, Portocannone, Montenero di Bisaccia, Petacciato e Campomarino, il ripristino della fornitura di acqua potabile, anche mediante il funzionamento a regime dell’Acquedotto Molisano Centrale. “Ricordiamo, infatti, che questi Comuni del basso Molise dal 14 giugno scorso stanno subendo un pesante razionamento dell’acqua erogata dall’azienda Molise Acque. Anche questa mattina (ieri, ndr) – continuano i portavoce M5S – per la sesta volta dal 16 giugno scorso quando l’acquedotto è entrato in funzione, si è verificata la rottura di una tubatura tra Lupara e Civitacampomarano. La carenza di acqua sta determinando, complici le elevate temperature di questi giorni, enormi disagi alla popolazione e una situazione di emergenza costante a cui le Amministrazioni comunali devono far fronte con enormi difficoltà. Ma noi crediamo che Molise Acque non sia in grado di gestire la rete acquedottistica regionale – concludono i Consiglieri pentastellati – e che anche il commissario nominato da Toma (Giuseppe Santone, ndr), a guardare il suo curriculum, non abbia le competenze specifiche per ricoprire quel ruolo e per affrontare i problemi che si stanno verificando in queste ore. L’acqua è la nostra risorsa più importante e non può essere gestita in queste condizioni.”

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