Rabbia social, omertà, annunci di “barricate”. Tutti contro tutti, ma facciamoci un esame di coscienza

Scritto da on 27 Giugno 2019

La chiusura per decreto del Commissario straordinario alla sanità del Punto Nascite dell’ospedale San Timoteo ha avuto, per la maggior parte dei residenti bassomolisani, l’effetto del proverbiale “fulmine a ciel sereno”. Come se fosse una notizia improvvisa, una scelta affidata all’arbitrio capriccioso dei burocrati che regolano la sanità molisana e che ieri mattina si sono svegliati con lo sghiribizzo di chiudere il reparto nascite dell’ospedale di Termoli. In realtà, prove a articoli alla mano, si sapeva benissimo che sarebbe finita così. Primonumero.it scrisse un articolo così intitolato: “Residente a Termoli, nato a Vasto. Troppi parti fuori “per scelta”: i termolesi firmano la condanna a morte di Ostetricia” già nel novembre 2018. Articolo lettissimo, per inciso, finito sotto gli occhi di tutti.

Tutti sapevano, e le responsabilità che oggi si cercano ossessivamente in un poco edificante gioco allo scaricabarile sono utili solo a rafforzare la convinzione che una classe politica debole sia l’espressione più autentica di una popolazione debole, che si perde tra indignazione social, urla di vergogna e accuse velenose e ingiuriose e non ha mai, in anni di tagli e massacro sistematico del diritto alla salute pubblica, trovato il modo di organizzare nemmeno una protesta in piazza. Una popolazione che fa cadere le Amministrazioni per una isola pedonale ma assiste rassegnata e passiva alla progressiva sottrazione di diritti dello stato sociale, salvo poi stracciarsi le vesti e cercare un capro espiatorio quando, come direbbe Tonino Di Pietro, i buoi sono già scappati ed è troppo tardi per chiudere la stalla.

 Che il Punto nascite di Termoli avrebbe chiuso lo sapevano tutti. Che i medici mancano e che la conseguenza naturale dei medici che mancano sia la chiusura dei reparti è una verità oggettiva acquisita. Fa perfino sorridere ora questa caccia alle streghe a cui partecipano le streghe stesse. Il decreto lo ha firmato Giustini, che è arrivato apposta: uno “straniero” nella terra dei privilegi e degli orticelli elettorali col compito di rimettere a posto i conti e seguire le indicazioni del Ministero, formato da rappresentanti eletti dai molisani (che hanno votato peraltro in massa proprio Lega e 5 Stelle, i due partiti di Governo).

 Sarebbe sciocco e riduttivo scaricare sulla figura del commissario le responsabilità di una mancata programmazione che va avanti da anni, di silenzi disinvolti della classe dirigente rispetto al taglio dell’assistenza sanitaria, di post fuorvianti da parte dei rappresentanti parlamentari.

L’esame di coscienza non lo deve fare il Commissario liquidatore, ma un territorio che si lascia scippare il futuro. E vale per il Governatore Toma, per i rappresentanti alla camera e al Senato, per i consiglieri regionali, per i sindaci così come per l’ultimo cittadino elettore. 

Questa è una raccolta di riflessioni, reazioni e post di Facebook che abbiamo ritenuto, per varie ragioni, meritevoli di pubblicazione. 

Una mamma : “Sono una futura mamma e avevo SCELTO di partorire mio figlio a Termoli a ottobre. Ringrazio i nostri politici che non sono stati in grado di salvaguardare la nostra salute e le future mamme che hanno deciso di affidarsi ad ospedali fuori regione perché, come ha detto già qualcuno, l’erba del vicino è sempre più verde! Cosa sarebbe successo a quella ragazza di Larino a cui hanno fatto un cesareo d’urgenza a 30 settimane se il punto nascite fosse stato chiuso?

Antonio Federico (deputato del M5S): “Molise, il punto nascita di Termoli chiuso perché non ha i requisiti di sicurezza previsti. Il ministero della Salute precisa che il parere espresso dal Comitato percorso nascita nazionale è scaturito dalla disamina dei dati relativi agli standard di sicurezza previsti dall’accordo Stato Regioni 16.12.2010, oltre che dalla tendenziale diminuzione dei volumi di attività riscontrati a partire dal 2010. La Regione Molise ha chiesto al comitato percorso nascita un parere di deroga esclusivamente per il punto nascita di Isernia, il parere positivo è stato concesso a condizione che venisse chiuso il punto Nascita di Termoli.

Per quanto riguarda la carenza dei medici in Molise e non solo, si sta provvedendo con interventi resi possibili dalle norme contenute nel decreto Calabria sia in prospettiva di lungo termine attraverso assunzioni oggi rese possibili, ma anche nell’immediato grazie alla possibilità di conferire incarichi a tempo determinato a medici specializzandi dell’ultimo e penultimo anno”.

Raffaele Primiani, sindaco di Ururi: “Fa male anzi malissimo. L’ennesima chiusura a doppia mandata di un servizio sanitario, punto nascite, che regala gioie e futuro all’intero bassomolise è una sconfitta pesante che non può assumere i contorni di una resa incondizionata. Tutti colpevoli. Dalle scelte “ad hoc” di una generazione politica che non ha compreso nettamente il contesto bassomolisano, accompagnando il paziente “sanità” in una lenta agonia per arrivare alla generazione di tecnici che affidandosi solo ed esclusivamente alla forza dei numeri, ignorando la forza delle nostre comunità, ha definitivamente staccato la spina. Senza paura, con l’aiuto vero delle nostre comunità scenderemo in piazza e andremo a Roma, con la stessa determinazione di sempre, per riappropriarci del nostro destino, per dire ancora una volta noi non molliamo perché il Molise è vivo”.

Roberto Di Pardo, sindaco di Petacciato: “Dopo aver ascoltato dalla viva voce dei commissari Giustini e Grosso le motivazioni che hanno portato alla decisione finale di chiudere il punto nascite di Termoli , dopo 4 ore di dibattito anche dai toni accesi, si rinforza in me la convinzione che Roma ha deciso: la sanità molisana va smantellata! Mancano i medici? Nelle altre regioni si fa ricorso alle società di servizi che forniscono medici ed infermieri! In Molise non si può! Mancano i pediatri? Si prendono i pediatri di libera scelta e si portano in ospedale! In Molise non si può! Si fa ricorso ai medici in pensione?  In Molise non si può! In Molise non si può perché siamo in piano di rientro! Si chiude, non per il deficit o per mancanza di risorse (quelle ci sono altrimenti non si potrebbero bandire i concorsi) ma per mancanza di personale che possa garantire una adeguata turnazione!”

Nicola Felice, presidente Comitato San Timoteo: “Quanto da alcuni giorni avevamo preannunciato è stato decretato ufficialmente: dal 7 luglio chiusura del Punto nascite e del Nido. Al San Timoteo da questa data non ci saranno più nascite. Anche nel Codice fiscale scomparirà L113, che individua il Comune di Termoli. Oggi, a dramma avvenuto, tutti a stracciarsi le vesti! Per il Comitato San Timoteo è una giornata amara e sconfortante, dopo aver speso, energie, tempo, parole e fiume di inchiostro nel richiamare l’intera classe dirigente : politica, amministrativa (in primis i sindaci di questo territorio), sul rischio di perdere il Punto nascite ed il Nido.  Ciò purtroppo si è dimostrato essere stato tutto inutile. Il Comitato continuerà, con iniziative e capacità in suo possesso, a fornire il suo contributo a difesa di questo territorio, con la certezza che dopo questa sciagura troverà in prima fila dirigenti, amministratori, responsabili di categorie, associazioni, sindacati. Ciò è indispensabile affinché quanto accaduto con la chiusura del Punto nascite ed il Nido, non diventi una “slavina” capace di travolgere completamente l’ospedale San Timoteo, unico presidio ospedaliero presente nel Basso Molise. Sono anni che la sanita` in Molise e` commissariata, sono anni che si fanno tagli, e voi politici e amministratori Vi siete svegliati adesso dal letargo?”

 

Costanzo della Porta, sindaco di San Giacomo degli Schiavoni: “Una terra che non fa nascere i suoi figli è una terra destinata a morire. La chiusura del punto nascita di Termoli per mano di freddi numeri avallati da un ministro, la Grillo, da poco mamma, peraltro, rappresenta una sconfitta per il nostro territorio. Con i colleghi sindaci metteremo in campo tutte le azioni, anche eclatanti, per restituire dignità alla nostra terra e garantire il sacrosanto diritto alla salute, sancito dall’art. 32 della Costituzione. BARRICATE!”

 

Vittorino Facciolla, segretario regionale Pd: “Il programma operativo della sanità regionale 2015/2018, approvato con legge dello Stato, prevede, per l’ospedale di Termoli, una unità operativa semplice di pediatria ed una unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia. Il programma operativo 2015/2018 è tutt’ora vigente e, per tale ragione, il provvedimento del commissario Giustini, mandato in Molise dal governo giallo/verde a fare il burocrate, è illegittimo. E tutto questo accade mentre, chi dovrebbe controllare, ovvero il presidente Toma, è a Bruxelles a lanciare Molise House! Domani mattina depositerò in consiglio regionale una interpellanza urgente nella quale chiederò di audire in consiglio regionale tutti i protagonisti di questa tristissima vicenda e non mi venissero a dire che il punto nascite non ha raggiunto le 500 nascite all’anno, perché sono 5 anni che non le raggiungiamo ma i reparti, con le unghia e con i denti, sono stati difesi!”

Giancarlo Totaro, medico sindacalista: “Noi medici, lo posso affermare senza tentennamenti e con pieno convincimento, abbiamo sbagliato più di tutti perchè eravamo al corrente da tempo della drammatica situazione degli organici ma abbiamo preferito non esporci e continuare ad interessarci del nostro personale “orticello. Omertosi e pavidi. Certo i nostri sono, a mio avviso, errori di connivenza ma comunque è risultata praticamente assente ogni forma di denuncia e/o di azioni concrete coraggiose per denunciare pubblicamente (rischiando chiaramente) il depauperamento degli organici dei medici negli ospedali molisani. Forse a qualcuno di noi addirittura potrebbe aver fatto anche comodo coprire con lavoro pagato in ” straordinario” la carenza di personale. In questi ultimi 20 anni La politica ha sbagliato, i manager hanno sbagliato, il Commissario ha sbagliato ma noi medici abbiamo sbagliato più di tutti loro messi insieme. Non so se i nostri errori sono stati i più gravi o quanto abbiano pesato ma certamente sono quelli meno perdonabili a causa della nostra omertosa consapevolezza di ciò che stava accadendo. Ognuno di noi ora deve rispondere alla propria coscienza ed ai cittadini molisani per quanto sta accadendo all’assistenza sanitaria in Molise”.

Manuela Petescia, giornalista e direttore di Telemolise: “Siamo la terra del nulla rappresentata dal nulla eppure ancora ci meravigliamo. Qualcuno mi dovrebbe spiegare chi, con quale peso specifico, con quale autorevolezza, competenze, credibilità e peso specifico dovrebbe difendere il punto nascita di Termoli. Quale cartone animato può permettersi di alzare la voce, quale fumetto dovrebbe far valere a Roma le ragioni del Molise. Dopo averci negato tutto in nome della logica dei numeri, prima o poi chiuderanno anche i cimiteri. Ci diranno che il numero dei morti è insufficiente, seppellite i vostri cari nelle fosse comuni”.

 

Giuliana Senese, pediatra: “Chiuso il punto nascita dell’ospedale di Termoli. Pediatría ridotta a mezzo servizio 8 – 20, durante la notte dei giorni feriali, nei prefestivi e festivi nessuno specialista per la fascia 0-14 anni.  Una vera e propria tegola per tutto il basso Molise, all’inizio di una estate che perde un servizio fondamentale. E’ l’atto finale di una scelta ben precisa: quella di prediligere una sanita’ privata convenzionata e distruggere totalmente la sanita’ pubblica che, con i ticket molisani, ormai non e’ neppure piu’ attrattiva. Non si fanno figli, nascite al minimo storico. TROPPO TARDI: I SINDACI COSA POSSONO FARE? SUGGERIREI L’ABOLIZIONE DELLA REGIONE MOLISE e l’annessione alla Regione Abruzzo.

Il Molise sparisce piano piano, provvedimento dopo provvedimento, ogni giorno qualcosa in meno, oggi e’ toccato al punto nascita, dimezzata la pediatria, stessa sorte toccata a otorino, gastroenterologia, presto ortopedia e ancora…  Una lenta agonia che portera’ alla chiusura dell’ospedale di Termoli, come abbiamo gia’ visto x Larino. Lavorare senza alcuna sicurezza fa si’ che nessuno specialista trovi attrattivita’ per venire a lavorare a Termoli, così i concorsi vanno deserti e a fuoco lento, la minestra e’ pronta. La colpa non e’ certo della struttura commissariale che si e’ trovata con questa gatta da pelare ed ha anche cercato rimedi, fuori norma, che puntualmente sono stati respinti, lo stesso direttore generale si e’ detto sconfitto davanti a tentativi andati falliti. Cosa succedera’? Succedera’ che ognuno dovra’ arrangiarsi, verso un ospedale limitrofo (se riesce a raggiungerlo) anch’esso al collasso e in depotenziamento. Forse dei patti di confine andavano fatti prima di chiudere, ma tant’e’. Nel profondo sud siamo abituati ad alzare le spalle e a tirare avanti, confidando in un essere superiore che ci tuteli. Domani, domani e’ un altro giorno!”

 

Maria Concetta Chimisso, commissario Circolo Pd Termoli: Avevamo già sollevato il dubbio che vi fosse un disegno politico preciso di chiusura dell’ospedale di Termoli. Ricordiamo che più e più volte la nostra Amministrazione aveva accusato il governo regionale e i 5 Stelle di aver programmato la chiusura del punto nascite del San Timoteo. Il decreto di chiusura del punto nascite che non esiste all’ora di pranzo e si materializza all’ora di cena conferma dubbi e sospetti e induce a non sperare nulla di buono per la nostra città e il suo territorio. Le responsabilità politiche ci sono e hanno nome e cognome: sono del governo nazionale gialloverde e della Destra regionale. È evidente che per Lega e 5 stelle il Molise non è una priorità e che la chiusura dei reparti in ospedale è  un “antipasto” del regionalismo differenziato tanto caro alla Lega e solo a parole osteggiato dai 5 Stelle. La politica del governo Toma è esatta espressione della sua maggioranza: slabbrata e incoerente,  priva di una visione programmatica e propositiva e con una chiara predilezione per il Molise centrale e occidentale. Né si possono considerare indenni da responsabilità gravissime i grillini regionali e locali e non solo perché è loro il Ministro Giulia Grillo (“nomen omen”?), che ha nominato il commissario Giustini, quello che ha decretato la chiusura della pediatria e del punto nascite. Anzi, lascia ancora di più l’amaro in bocca “il tour della sanità” che gli esponenti regionali dei 5 Stelle avevano trionfalmente condotto nel giugno 2018 nei reparti degli ospedali regionali, con corredo di claque e fotografi. La verità è che lo sapevano, lo sapevano eccome i 5 stelle e la Destra. Lo dimostra l’uso strumentale della propaganda “No tunnel” usata come arma di distrazione di massa nelle amministrative 2019 e nell’elezione del sindaco di Termoli. Lo sapeva Nick Di Michele che nella sua campagna si è ben guardato dal concentrarsi sulla questione della sanità locale. Lo sapeva benissimo Roberti quando, la sera della chiusura della campagna elettorale, ha tirato per il collo un imbarazzo (e stizzito) Toma, invitandolo a non lasciarlo solo. Lo sapevano e hanno aspettato il dopo elezioni per consegnare a Termoli e al Basso Molise questa polpetta avvelenata. Hanno mentito, ai cittadini, ai malati, ai più deboli, ai giovani, hanno cantato vittoria sulla pelle dei Termolesi. Intanto Irpef e Irap sono aumentate per finanziare servizi di cui non ci possiamo giovare.

La pantomima dell’incontro a porte chiuse di ieri sera nella sala consigliare del comune di Termoli, tra una delegazione di sindaci dei Basso Molise e il commissario alla sanità, calato da Roma per dirci ciò che non possiamo essere, e profumatamente pagato per questo, aggiunge ulteriore amarezza allo sconforto. Però sbaglia di grosso chi pensa che staremo fermi a guardare la débâcle della Sanità di Termoli e del Basso Molise. Non molleremo e ci opporremo, con tutte le nostre energie, forti dell’intelligenza, dell’attenzione e della cura che abbiamo sempre dimostrato per il nostro territorio”.

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