Reparto Natalità: “Chiuso perché manca la sicurezza”. Il ministro: “Le stesse donne non vanno lì a partorire”. Ora rischiano i Pronto Soccorso

Scritto da on 27 Giugno 2019

Il commissario Giustini, il sub commissario Grossi e i vertici della Asrem rilanciano le dichiarazioni del ministro alla salute Giulia Grillo per quanto riguarda le ragioni della chiusura del punto nascita di Termoli. Numero di parti ridotto, mancanza oggettiva di medici specialisti, quindi standard inferiori alla sicurezza minima prevista. “Abbiamo firmato il decreto di chiusura dopo averle tentate tutte, e la notte scorsa abbiamo fatto un ultimo tentativo” riferisce il Commissario ad acta. Ma non c’è stato nulla da fare: “Il Ministero ha detto di procedere”. Amen.

Una conferenza stampa nella sede di via Petrella, oggi pomeriggio, a chiarimento di quanto già definito ieri dopo il lungo confronto con i sindaci del Bassomolise. Lo sforzo è chiarire e dare una rassicurazione, che arriva poi anche a mezzo comunicato stampa dell’Azienda sanitaria. “Il Comitato Percorso Nascita Nazionale ha richiesto alla Regione Molise di procedere alla chiusura del Punto nascita di Termoli in ragione del numero  di parti/anno al di sotto dello standard minimo di sicurezza che , sulla base di evidenze scientifiche, un board di  specialisti ginecologici, pediatri neonatologi  ha individuato e fissato al fine di garantire prestazioni sicure e di qualità.

Tale richiesta, ribadita e confermata dai Ministeri della Salute e di Economia e  Finanze ,  ha reso non più procrastinabile,  per la Regione  procedere ad adempiere alle richieste Ministeriali.

Inoltre, nonostante  siano state attuate tutte le previste, possibili procedure concorsuali, di stabilizzazione e mobilità, malgrado l’ impiego di  istituti contrattuali alternativi, la strutturale e sistemica carenza  di  personale sanitario  nell’intero ambito aziendale della  rete  integrata materno-infantile,   ha assunto, presso il PO di Termoli,  dimensioni di criticità tali da non consentire di continuare ad assicurare il  rispetto anche  degli altri  irrinunciabili e prioritari standard operativi e di sicurezza relativi all’assistenza ostetrica e pediatrico/neonatologica, definiti dall’ Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010.

Partorire in condizioni in cui i requisiti essenziali non ci sono, rappresenta un rischio per le donne ed i bambini e di questo la popolazione deve prendere coscienza”.

A Termoli, promette la Asrem, “è  già  operativo il percorso di accompagnamento alla  nascita, per il quale è stato  disposto il  potenziamento delle funzioni ambulatoriali di visita, ecografia e diagnostica pre-natale, monitoraggio pre-parto e  controlli  post partum.  Rimarrà attiva e completamente operativa l’unità di Pediatria,  al fine di assicurare  24 ore su 24,  le consulenze urgenti presso il Pronto Soccorso nonché l’assistenza in regime di ricovero ai pazienti in età pediatrica”.

Ma è evidente che il decreto apre allo smantellamento anche di altri reparti. “Abbiamo rischiato una situazione simile in Ortopedia – riconosce il direttore generale Sosto – scongiurata grazie a risorse umane che vengono da altre regioni. Soluzione che non è stato possibile attuare per neonatologia visto che davvero complicato intercettare sia ostetrici che pediatri”.

Ed è ancora il ministro Grillo a spiegare che “La Regione Molise ha chiesto al comitato percorso nascita un parere di deroga esclusivamente per il punto nascita di Isernia, il parere positivo è stato concesso a condizione che venisse chiuso il punto nascita dell’Ospedale San Timoteo di Termoli”. Perché? “Perché il Punto nascite  di Termoli non ha alcuna condizione di disagio orografico attestato dalla bassa fidelizzazione delle donne dei comuni del suo bacino di utenza che da anni scelgono di partorire in altri punti nascita, anche fuori Regione, e più distanti da Termoli”. In pratica si chiude perché sono le stesse donne del territorio a scegliere di non partorire a Termoli. E perché l’alto Molise ha una condizione di territorio e strade più disagevole: lì il Punto nascita deve esserci anche se in deroga.

Non apre a grandi speranze nemmeno il decreto Calabria che sblocca di fatto le assunzioni, ferme da 10 anni. I concorsi banditi di recente non hanno portato alcun tipo di rinforzo di personale nelle strutture ospedaliere molisane, a cominciare proprio dal San Timoteo di Termoli.

E le brutte notizie non sono certo finite perché ora rischia il Pronto Soccorso. Quello di Termoli, quello del Cardarelli è quello di Isernia. Tutti e tre stanno registrando una drammatica carenza di personale. Non c’è organico sufficiente e si stanno cercando, quantomeno a Campobasso, turnisti in altri reparti. Termoli è alla canna del gas, come già emerso in diverse circostanze e confermato sempre ieri sera dallo stesso primario il dottor Nicola Rocchia che era presente al vertice tra commissario e sindaci.

Con questi presupposti, in queste circostanze, le richieste di diritto alla salute sono ridotte a meno di zero. Giuseppina Occhionero, deputata di Liberi e Uguali, è intervenuta oggi alla Camera appellandosi al ministro Grillo: “Nella mia regione si muore perché la tac è rotta perché il Pronto Soccorso è chiuso e ora in una parte del Molise non si può nemmeno nascere.  Un fatto di gravità inaudita, deciso in sintonia con il tavolo tecnico, organismo abominevole fatto di burocrati e ragionieri che decidono cosa e come fare la sanità in Molise infischiandosene del destino e della salute delle persone. Dove siete finiti dopo la campagna elettorale di un anno fa con il Molise che determinava le sorti del governo?”

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