Migrante positivo al coronavirus, cresce in Sicilia la paura del contagio: “Evitate i contatti con la popolazione”

Scritto da on 11 Aprile 2020

Migrante positivo al coronavirus, cresce in Sicilia la paura del contagio: “Evitate i contatti con la popolazione”

Il  sindaco di Pozzallo: «Qui non si entra e non si esce»

DAL CORRISPONDETE DA CATANIA. «Noi siamo in quarantena e loro vanno a passeggio. Non deve venire nessuno su quest’isola, nessuno!». Quando mercoledì scorso alcune decine di lampedusani sono andati a ripeterlo, energicamente, sotto le finestre del Comune, il sindaco Totò Martello non ha potuto che dar loro ragione. Era accaduto che tre dei 36 migranti arrivati il lunedì precedente, e che il sindaco aveva subito posto in quarantena nell’hotspot di contrada Imbriacola, erano riusciti ad uscire dalla struttura e a raggiungere via Roma, la strada principale di Lampedusa. Sono stati subito riportati indietro ma il segnale arrivato a una popolazione stanca della propria quarantena forzata e preoccupata per il futuro, con una stagione estiva che sull’isola vuol dire reddito ma che difficilmente quest’anno partirà, è stato di grande allarme. Anche perchè finora Lampedusa, coem tante altre piccole isole, non registra casi di contagio.

Chi e come sono controllati i migranti che arrivano, ora soprattutto che il coronavirus è arrivato in Africa e ha raggiunto quasi tutti i Paesi di quel Continente? I controlli sanitari ci sono. Quando scendono dalle barche, o dalle motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza, i migranti vengono sottoposti a due controlli sanitari, il primo dell’Usmaf, la Sanità marittima, il secondo del personale dell’Asp. A Lampedusa come a Pozzallo come in qualunque altro punto di sbarco. A differenza di quanto accadeva prima, chi finisce negli hotspot ora viene messo in quarantena e tenuto sotto controllo sanitario giornalmente. I sindaci, che dentro gli hotspot non possono entrare perchè si tratta di strutture gestite dal ministero dell’Interno, hanno una sola arma a disposizione, un’ordinanza con cui la struttura viene isolata: «Non si entra e non si esce – dice il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna – non bisogna consentire alcun contatto con la popolazione locale». A Pozzallo ieri è stato registrato il prino contagio da Covid-19 su un migrante, un ragazzo egiziano di 15 anni che era arrivato su un barcone a Lampedusa martedì 7 aprile, con altre 66 persone, e che faceva parte dei 50 che dall’isola delle Pelagie sono stati subito trasferiti in Sicilia: «Qui è rimasto appena dodici ore, e sulla banchina del porto – si affretta a precisare il sindaco di Lampedusa, Totò Martello – il ragazzo si è sentito male quando era già sul pullman per Pozzallo». Il suo collega di Pozzallo, che nella vita fa il medico, la pensa diversamente: «Questo tipo di patologia non si sviluppa in tre ore di viaggio». Il ragazzo contagiato è stato isolato già al suo arrivo nell’hotspot e, dopo l’esito del tampone, l’esame è stato disposto per tutti gli altri migranti.

Ma se per questo caso la situazione sembra sotto controllo, è per il futuro che in Sicilia cresce la preoccupazione. Come regione che da anni sostiene il peso dell’accoglienza della maggior parte dei migranti che arrivano in Italia, vorrebbe maggiori tutele ora che il tempo migliorato, il mare più calmo, e la guerra civile in Libia sempre più grave, spingerà presumibilmente altre centinaia di disperati a mettersi su barche e gommoni per tentare la traversata del Mediterraneo centrale. Le avvisaglie, dopo tre settiamne di quiete assoluta, ci sono state in questa settimana Santa quando l’Oim, l’Organizzazione per i migranti delle Nazioni unite, ha stimato almeno 500 partenze anche se probabilmente sono state molte di più: 226 migranti sono sbarcati a Lampedusa con quattro diversi arrivi autonomi, altri 150 sono stati recuperati in mare dalla nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea-eye e sono ancora in attesa di un porto sicuro che Italia e Malta hanno negato (la nave attualmente naviga davanti alla costa sud della Sicilia), una settantina è stata soccorsa dalle forze armate maltesi dopo la denuncia di Alarm Phone secondo cui la stessa Marina della Valletta avrebbe messo fuori uso il motore di quella barca per impedire che si avvicinasse all’isola; altri 280 infine, ha riferito la stessa Oim, sono stati riportati indietro dalla Guardia costiera libica. Si superabo i 700. Ne arriveranno ancora, nonostante il virus. Per questo il sindaco di Lampedusa ha lanciato un’idea: una nave alla fonda davanti la sua isola sulla quale far trascorrere la quarantena ai migranti in arrivo. Il governatore della Sicilia Nello Musumeci l’ha fatta sua e ieri ha scritto al premier Conte, al quale ha ssicurato la piena disponibilità del sistena sanitario regionale a collaborare. I prossimi giorni diranno quale sarà la soluzione giusta.

Fonte: LaStampa


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