SiciliaSiCura: parte la “app” traccia turisti che però non parla inglese

Scritto da on 9 Giugno 2020

SiciliaSiCura: parte la “app” traccia turisti che però non parla inglese

“Sicilia Sicura” finisce nel mirino di albergatori e tour operator

Un’app per turisti, ma solo a patto che conoscano l’italiano. Al debutto di “Sicilia Sicura”, il software che i viaggiatori sono invitati a scaricare all’approdo in Sicilia, è subito polemica per l’assenza di traduzioni: il programma, sviluppato dalla Ies Solutions, finisce nel mirino di albergatori e tour operator perché è disponibile solo in italiano. «La versione in inglese della web-app – assicurano dalla Regione – sarà pronta a brevissimo. Poi starà agli store dei vari sistemi operativi rilasciarla online».

Il punto è che però gli imprenditori hanno già ricevuto le prime proteste. «A me – dice la tour operator Carolina Castellucci – alcuni clienti statunitensi hanno chiesto “come facciamo a sottoscrivere qualcosa che non capiamo?”. È come dire: non venite, vogliamo puntare solo sul turismo di prossimità». La questione, per altro, viene vissuta in maniera particolarmente sofferta a Cefalù, una destinazione che fa delle presenze straniere uno dei cardini del proprio mercato: «Per noi – scandisce il leader degli albergatori della cittadina in provincia di Palermo, Francesco Randone – quello francese e quello tedesco sono due mercati-chiave. Serve la traduzione almeno in queste due lingue e in inglese». «L’inglese – rilancia Anna Ulisse, coordinatrice di Assoviaggi Sicilia e a sua volta tour operator – è il minimo sindacale. È vero che in questa fase il turismo è di prossimità, ma qualche turista dall’estero già si intravede». Tanto più che c’è una circostanza non secondaria: «I turisti – osserva il tour operator Dario Ferrante – tendono a essere diffidenti. Così si crea solo confusione». «Un’istituzione – prosegue Castellucci – non dovrebbe avere questo tipo di defaillance, che si sommano a tutti gli altri messaggi negativi. Continuiamo a ricevere e-mail dai clienti che vogliono sapere cosa fare. L’assessore Manlio Messina ha detto anche a me che la traduzione arriverà presto: ma sappiamo da una settimana che ci sarebbe stata quest’app».
Agli utenti, al momento del download, viene del resto sottoposto un lungo documento sulla privacy. Che fa passare i dati non solo da soggetti pubblici: le informazioni vanno al soggetto attuatore per l’emergenza coronavirus, cioè la Protezione civile regionale, ma transitano anche dalla società che materialmente ha realizzato il software, la “Ies Solutions” attiva a cavallo fra Roma e Catania, e due società di assistenza, la Beta80 di Milano e la WebGenesys di Catanzaro. Lo sviluppo del software è costato secondo l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza «poche migliaia di euro», meno di 40mila assegnati appunto alla Ies, un’azienda che fra gli altri incarichi ha sviluppato un’applicazione per la gestione del dopo-terremoto all’Aquila nel 2009. Ma che, evidentemente, ha dimenticato l’inglese. Almeno al momento.

Fonte: LaRepubblicaPalermo


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