Tutti i nuovi focolai di COVID-19 in Italia

Scritto da on 26 Giugno 2020

Tutti i nuovi focolai di COVID-19 in Italia

I dati dell’epidemia hanno smesso di scendere. Si vedono indici di trasmissione che non calano, e appunto focolai che si accendono. E così si rischiano nuove chiusure proprio mentre diventano sempre più “rilassate” le regole sul distanziamento sociale e sulle mascherine

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I braccianti contagiati a Mondragone, il magazzino BRT (Bartolini) a Bologna, i 12 positivi in una RSA di Genova. E poi Fortezza, Como, Palmi che è diventata la prima zona rossa dopo le riaperture e soprattutto Roma, tra San Raffaele, Garbatella e Teresianum: in Italia nuovi focolai di Coronavirus SARS-COV-2 si accendono e si rischiano nuove chiusure proprio mentre diventano sempre più “rilassate” le regole sul distanziamento sociale e sulle mascherine.

Tutti i nuovi focolai in Italia

Ieri il conto dei nuovi casi è tornato a salire a causa di un rialzo in Lombardia e dei nuovi focolai che sono stati si spera tempestivamente trovati in diverse regioni italiane. I contagiati in un giorno sono schizzati dai 190 di mercoledì ai 296 di ieri. Soprattutto a causa del raddoppio in Lombardia, passata dagli 88 casi di due giorni fa ai 170 di ieri, e ai numeri più alti della media di Emilia-Romagna (47 nuovi casi) e Campania (17) per via dei focolai a Bologna e Mondragone. Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia sale così a 239.706. Sono 34 i decessi registrati.

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I nuovi focolai in Italia (La Repubblica, 26 giugno 2020)

Repubblica scrive oggi che gli esperti hanno chiuso la loro analisi della settimana scorsa, sulla base dei parametri del monitoraggio disposto dal ministero, e sono arrivati alla conclusione che se anche i numeri restano contenuti, i dati dell’epidemia hanno smesso di scendere. O meglio, si vedono indici di trasmissione che non calano, e appunto focolai che si accendono. Questo crea un effetto altalena: magari nel corso di una settimana ha problemi una Regione e poi, quella dopo, registra qualche guaio un’altra.

Sempre riguardo al monitoraggio della cabina di regia, uno dei dati presi in considerazione è l’Rt, cioè l’indice di replicazione della malattia. Il limite entro il quale devono stare le regioni è 1. Per la seconda settimana di seguito solo il Lazio lo ha superato, probabilmente sempre a causa del focolaio del San Raffaele. Ci sono poi tre regioni a 0,9 cioè con un dato vicino al livello di guardia ma comunque un po’ sotto. Si tratta di Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, la realtà italiana di gran lunga più colpita, dove il dato dell’Rt è più o meno lo stesso da settimane.

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Coronavirus: i numeri del 25 giugno in Italia (Corriere della Sera, 26 giugno 2020)

Anche questa volta, comunque, la cabina di regia guidata dal  presidente dell’Istituto superiore  di sanità Silvio Brusaferro userà parole misurate per descrivere la situazione. Sono sempre meno i dati del monitoraggio che vengono diffusi. Ad esempio, di solito,  non sono elencati i nuovi focolai, che sono ancora presenti un po’ in tutto il Paese anche se come visto spesso sono molto piccoli. Allo stesso tempo però i tecnici vogliono far capire ai cittadini, molti dei quali sembrano ormai poco  intimoriti dal coronavirus, che il rischio c’è ancora. Lo dimostra il fatto che i contagi  continuano (ieri ne sono stati registrati 296) e certe regioni, anche se i numeri assoluti dei nuovi positivi sono bassi, vedono salire il loro Rt.

Il rischio di nuove chiusure

In un’intervista rilasciata oggi a Repubblica il professor Andrea Crisanti ha paventato il rischio di nuove chiusure, che diventerà ancora più concreto dopo l’estate:

Da noi si rischia di dover prendere decisioni come quelle dei tedeschi?
«Nessuno può dirlo ma ovviamente è nelle probabilità che succedano cose di questo genere».

Adesso sono fondamentali le Asl, che devono trovare i casi e isolarli. Come stanno lavorando?
«Non stanno andando male. Ad esempio a Roma si è lavorato bene sul focolaio al San Raffaele. Vediamo cosa succede a Bologna, mentre Mondragone mi preoccupa di più. A parte queste situazioni, la gran parte dei casi sono intercettati presto e si fanno i tamponi. È confortante».

Nel Paese sembra essere diminuita la paura del virus.
«Si vede un po’ di rilassamento. Per forza, gli italiani hanno avuto messaggi contraddittori dai politici, che non hanno dato il buon esempio. Prima si dice che siamo in pericolo, poi che bisogna sbrigarsi a riaprire tutto perché l’economia è la cosa più importante. Qui in Veneto un giorno si chiede di far ripartire le discoteche e quello dopo si invita a stare attenti. La gente ha bisogno di verità».

Pierluigi Viale, direttore del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche all’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, professore ordinario all’Università Alma Mater Studiorum e consigliere della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), dice che in questa fase bisogna andare a cercare i positivi e i focolai:  «Gli strumenti ci sono: oggi siamo armati fino ai denti contro Sars-CoV-2. I soggetti più contagiosi sono i malati nella fase prodromica, ma anche un asintomatico potrebbe sviluppare sintomi domani o dopo domani ed essere quindi altamente infettivo. Per questo, a Bologna, i positivi sono stati isolati e vengono contattati due volte al giorno per il controllo delle condizioni di salute. Il concetto è: chi cerca trova. Bisogna andare a stanare i casi e mantenere un livello altissimo di attenzione e prudenza».

Fonte: Nextquotidiano.it


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