“Perché monitorare i primi 5-10 giorni dei sintomi Covid è importante”: la guida del Nyt

Scritto da on 1 Dicembre 2020

“Perché monitorare i primi 5-10 giorni dei sintomi Covid è importante”: la guida del Nyt

Un approfondimento del New York Times illustra i passaggi cruciali nel monitoraggio dell’infezione da coronavirus
Close-up of patient using pulse oxymeter, Brussels, Belgium

Quanti giorni fa hai iniziato ad avvertire i sintomi del Covid-19? Questa la domanda da tenere a mente, secondo un approfondimento del New York Times. Nell’articolo, la giornalista Tara Parker-Pope raccoglie l’opinione di diversi esperti e sottolinea che “annotare sul calendario il primo segno di malattia e controllare i livelli di febbre e ossigeno sono passaggi cruciali nel monitoraggio dell’infezione da coronavirus”.

Il Covid-19, infatti, può presentare una vasta gamma di sintomi ma “quando diventa serio” – si legge sul Nyt – “spesso segue uno schema coerente”. Sebbene ogni paziente rappresenti un caso a sé stante, scrive Parker-Pope, “i medici affermano che il periodo che va dal quinto al decimo giorno di malattia rappresentano spesso quello più preoccupante per le complicanze respiratorie”, in particolar modo per i pazienti più anziani e per quelli che presentano ipertensione, obesità o diabete.

Per quanto riguarda i soggetti più giovani, invece, l’articolo del Nyt afferma che “Ie complicazioni possono insorgere un po’ più avanti, fino al periodo che va dal decimo al dodicesimo giorno”. “La maggior parte delle persone che raggiungono il giorno 14 senza alcun sintomo preoccupante sono probabilmente sulla strada del recupero”, si legge ancora.

L’approfondimento del Nyt prosegue con uno schema della sequenza temporale che i sintomi di Covid possono seguire, specificando però che si tratta di “una guida generale” e che “i sintomi possono comparire in qualsiasi momento”, perciò è sempre importante ascoltare “il proprio corpo e consultare un medico per avere indicazioni specifiche”.

Giorni da 1 a 3
″I primi sintomi di Covid-19 variano ampiamente. Possono iniziare con pizzicore alla gola, tosse, febbre, mal di testa, mancanza di fiato o leggera pressione al petto”, scrive la testata americana. Si legge anche che a volte si possono riscontrare sintomi gastrointestinali e che taluni soggetti avvertono semplice stanchezza, oppure sperimentano la perdita del gusto e dell’olfatto. Alcuni pazienti possono anche non avere febbre, mentre altri con iniziali disturbi gastrointestinali possono o meno sviluppare sintomi respiratori.

Giorni da 4 a 6
In questo periodo alcuni pazienti, non tutti, possono vivere un peggioramento dei sintomi. “C’è chi inizia a sentirsi malissimo, con febbre sempre presente, dolori, brividi, tosse e malessere. Alcuni bambini e giovani adulti con malattia lieve possono sviluppare eruzioni cutanee” scrive il Nyt, che specifica come il momento esatto della comparsa dei segni sulla pelle non sia chiaro e che essi possono “apparire all’inizio dell’infezione o dopo che è passata”.

Giorni da 7 a 8
Per i pazienti che contraggono la malattia in forma lieve, questo è il periodo in cui si inizia a stare meglio anche se, come raccomandato dalle linee guida dei Centers for Disease Control and Prevention citate dal Nyt, bisognerebbe “comunque aspettare 10 giorni dall’inizio dei sintomi ed essere da 24 ore senza febbre prima di lasciare l’isolamento”. I soggetti che hanno presentato sintomi più importanti in questa fase possono continuare a stare male o addirittura a peggiorare: l’articolo della testata americana afferma che è importante “monitorare i livelli di ossigeno e consultare il medico”.

Giorni da 8 a 12
“Nel periodo che va dall’ottavo al dodicesimo giorno abbiamo un’idea del decorso, positivo o negativo, del soggetto”, dice il dottor Charles A. Powell, direttore del Mount Sinai-National Jewish Health Respiratory Institute citato dal Nyt. I potenziali elementi di preoccupazione sono, secondo il dottor Powell, “l’aumento di mancanza di respiro e il peggioramento della tosse.” Anche in questo caso è fondamentale controllare l’ossigeno col saturimetro e rivolgersi alle strutture sanitarie in caso di necessità.

Giorni dal 13 al 14
In questa fase, i pazienti che hanno sviluppato la malattia in forma lieve dovrebbero essere ormai in buone condizioni. Invece, per quanto riguarda i soggetti che presentato sintomi peggiori ma hanno mantenuto normali livelli di ossigeno, il Nyt afferma che le condizioni dovrebbero essere comunque migliorate, “sebbene molti pazienti riferiscano affaticamento persistente e altri problemi”. L’approfondimento della testata americana sottolinea che “i medici consigliano un lento ritorno all’attività, anche se la malattia ha presentato forma lieve o moderata”. “Le persone che hanno avuto sintomi gravi e coloro che hanno necessitato di trattamenti aggiuntivi a causa della mancanza di ossigeno possono ancora sentirsi male e affaticati, impiegando molto più tempo per riprendersi”, conclude l’approfondimento.


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