Il Pd si riborda continuamente sui frangiflutti stellati di questa coalizione

Scritto da on 3 Dicembre 2020

Il Pd si riborda continuamente sui frangiflutti stellati di questa coalizione. Alza la testa un paio di giorni per calarla, con distinguo sempre più attorcigliati, i seguenti. È una novità? No, no lo è, procede così già dalla sua fondazione.

Emanuele Macaluso, colonna storica della sinistra italiana, giudicava il neonato Pd come una fusione a freddo di due classi dirigenti, uscite senza visione dal crollo del muro di Berlino. Di fatto il Pd rappresenta la zattera dei naufraghi, in questo caso del 900, che possiamo osservare sulla parete del Louvre. Un secolo di guerre e rinascite fondato sulle ideologie.  Il Pd veltroniano aveva pantheon e visioni amalgamate da un relativismo ideologico. Da Marx a Walt Disney, da De Gaulle a Sergio Leone, da Sturzo a Martin Luther King. Siamo questo ma anche quello. Siamo sale ma anche zucchero. Di fatto non siamo niente di identitario pertanto possiamo essere tutto. Quindi il fatto che oggi il Pd si fondi, per assorbimento, nel melting pot concettuale dei 5stelle è un processo conseguenziale al suo Dna fondativo.

Il motivo prevalente si chiama sopravvivenza delle classi dirigenti. Zingaretti e Franceschini sono gli ultimi dioscuri di generazioni precedenti risalenti a Pci e Dc. Non hanno né la classe politica, né gli aspetti identitari dei loro predecessori. Però hanno una dote fondamentale in questo tempo liquido, come dice Bauman, la duttilità. Mentre i loro antenati erano acciaio loro sono rame. Tutto questo però si basa su un meccanismo alla base della cultura maggioritaria del PD del Lingotto. Ossia una legge elettorale con effetti maggioritari. Oggi però stiamo procedendo, per tappe lente ma inesorabili, verso un sistema elettorale proporzionale puro. Il che ci riporterà ad avere partiti e movimenti con identità precise.
Tutto questo frantumerà prevalentemente Pd e 5stelle, i due partiti nati nel e sul maggioritario, e diventerà un enzima per la riaggregazione di piccoli partiti leaderistici in un quadro di idee omogenee condivise.

Giovanni Pizzo

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Il Pd si riborda continuamente sui frangiflutti stellati di questa coalizione. Alza la testa un paio di giorni per calarla, con distinguo sempre più attorcigliati, i seguenti. È una novità? No, no lo è, procede così già dalla sua fondazione.

Emanuele Macaluso, colonna storica della sinistra italiana, giudicava il neonato Pd come una fusione a freddo di due classi dirigenti, uscite senza visione dal crollo del muro di Berlino. Di fatto il Pd rappresenta la zattera dei naufraghi, in questo caso del 900, che possiamo osservare sulla parete del Louvre. Un secolo di guerre e rinascite fondato sulle ideologie.  Il Pd veltroniano aveva pantheon e visioni amalgamate da un relativismo ideologico. Da Marx a Walt Disney, da De Gaulle a Sergio Leone, da Sturzo a Martin Luther King. Siamo questo ma anche quello. Siamo sale ma anche zucchero. Di fatto non siamo niente di identitario pertanto possiamo essere tutto. Quindi il fatto che oggi il Pd si fondi, per assorbimento, nel melting pot concettuale dei 5stelle è un processo conseguenziale al suo Dna fondativo.

Il motivo prevalente si chiama sopravvivenza delle classi dirigenti. Zingaretti e Franceschini sono gli ultimi dioscuri di generazioni precedenti risalenti a Pci e Dc. Non hanno né la classe politica, né gli aspetti identitari dei loro predecessori. Però hanno una dote fondamentale in questo tempo liquido, come dice Bauman, la duttilità. Mentre i loro antenati erano acciaio loro sono rame. Tutto questo però si basa su un meccanismo alla base della cultura maggioritaria del PD del Lingotto. Ossia una legge elettorale con effetti maggioritari. Oggi però stiamo procedendo, per tappe lente ma inesorabili, verso un sistema elettorale proporzionale puro. Il che ci riporterà ad avere partiti e movimenti con identità precise.
Tutto questo frantumerà prevalentemente Pd e 5stelle, i due partiti nati nel e sul maggioritario, e diventerà un enzima per la riaggregazione di piccoli partiti leaderistici in un quadro di idee omogenee condivise.

Giovanni Pizzo

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