Fabrizio De André reinterpretato in siciliano

Scritto da on 21 Giugno 2021

Fabrizio De André de “La buona novella” riletto, rivissuto e reinterpretato in siciliano. Un progetto di Francesco Giunta, poeta, cantautore e cantastorie, appassionato linguista e maestro di cunto. nsieme a lui che dirige questa opera corale, le voci di interpreti come Cecilia Pitino, Alessandra Ristuccia, Laura Mollica, Giulia Mei cui è affidato il canto e l’incedere, accompagnate al pianoforte da Beatrice Cerami nella registrazione e nell’ambientazione ritmica curate da Giuseppe Greco. E quel breve narrare extra muros dell’amico di sempre Edoardo De Angelis. Con la sua voce profonda e autorevole a dare il timbro definitivo.
Per garantirne quanto più l’aderenza all’opera di De André, Sony Music Italia ha concesso l’uso della grafica originale, Universal Music Italia l’utilizzo dei testi originali in italiano. “Una riscrittura. Una rilettura che vuole prendere le mosse o forse riprenderle dal grande lavoro del Fabrizio De André dialettale, che in questo progetto passa diretto per la lezione che Pier Paolo Pasolini ci ha insegnato nel Decamerone, ne I racconti di Canterbury: un’Italia da riscoprire attraverso le sue tante lingue. In questo caso la storia dei vangeli apocrifi rivissuto in un sentito dialetto siciliano, riscritta da Francesco Giunta con la benedizione del professore Giovanni Ruffino, linguista, dal 2017 anche accademico della Crusca”, affermano i promotori dell’opera musicale. Nelle intenzioni di Giunta, questa riproposta unica, inedita de La buona novella guarda con il pensiero e il sentimento a Rosa Balistreri. Lui che dal 1996 al 1998 ha collaborato con l’amministrazione di Licata per dare vita al “Centro Rosa Balistreri” e poi ha pubblicato con l’etichetta Teatro del Sole una serie di dischi che hanno definitivamente segnato il ritorno sulle scene del repertorio dell’artista siciliana. Esce allora un album in vinile a tiratura limitata numerata di 500 copie, disco a chilometro zero, costruito e prodotto grazie agli Amici per Buona Novella, tutti citati nel libretto, nome per nome, come fosse un appello d’amore. Dice Francesco Giunta: “Quelle parole si innestarono nella mia esistenza diventandone parte. Non voglio che mi diventino estranee.


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