Trenta anni fa, il 24 novembre 1991, si spegneva Freddie Mercury

Scritto da on 24 Novembre 2021

Trenta anni fa, il 24 novembre 1991, si spegneva a Londra Freddie Mercury, cantante e frontman dei Queen, protagonista con la sua presenza scenica e le indiscutibili doti canore della grande musica pop-rock internazionale. Nato Farrokh Bulsara a Zanzibar il 5 settembre 1946, figlio di diplomatici indiani di etnia parsi, Mercury vive in India per poi stabilirsi in Inghilterra. Dopo aver fatto la spola all’interno di diversi gruppi musicali trova la sua strada, ma anche la sua ‘stabilità’ artistica e emotiva accanto, al chitarrista Brian May, al batterista Roger Taylor, al bassista John Deacon. Decidono di chiamarsi ‘Queen’, incidono i primi album accolti favorevolmente da critica e pubblico. Il successo e la fama internazionale arrivano con ‘Bohemian Rhapsody’ incoronata come una delle migliori canzoni di tutti i tempi.

ome membro dei Queen è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2001, come singolo artista entrò a far parte della Songwriters Hall of Fame nel 2003. Nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo incoronò tra i migliori cento cantanti di tutti i tempi, mentre l’anno successivo si piazzò al primo posto tra le voci rock per Classic Rock. Una carriera tutta in ascesa per Freddie Mercury e i Queen. Non si sarebbero più fermati. Indubbiamente per lo storico gruppo inglese Freddie Mercury è l’immagine simbolo e iconica. Non soltanto per il suo carisma e la sua travolgente personalità, ma anche per il suo look. Paillettes e piume di struzzo, eccessi, dismisura, enfasi, per questo forse amatissimo dal mondo gay. Scrisse canzoni di successo, applaudite, osannate (Crazy Little Thing Called Love, Killer Queen, Don’t Stop Me Now, Somebody to Love, We are the Champions). Una breve parentesi, negli anni ’80 come solista, con la pubblicazione di due album, Mr. Bad Guy e Barcelona, quest’ultimo in collaborazione con il soprano spagnolo Montserrat Caballè. Si susseguono i trionfi con i Queen, album, concerti ma anche manifestazioni come Live Aid (13 luglio 1985) organizzato da Bob Geldof a favore della popolazione etiope e il doppio concerto, sempre allo stadio di Wembley, entrato di prepotenza nella storia del rock (1986).

Un anno cruciale il 1986. Freddie Mercury risulta sieropositivo, poi si ammala di Aids. La notizia è tenuta segreta. Solo le persone più care e i colleghi più vicini sono a conoscenza della sua malattia. Ma il grande cantante vuole continuare a lavorare, viaggiare, comporre. Come se la vita continuasse senza alcun ostacolo. Uno stimolo in più per non arrendersi. La riservatezza dura pochissimo tempo. I rumors si diffondono. E lo stesso Freddie Mercury il 22 novembre 1991 darà la notizia ufficialmente. “Per i mie amici, per i fan di tutto il mondo, è giusto finalmente conoscere la verità – dirà -. E spero che tutti si uniranno a me, ai miei medici nella lotta verso questa terribile malattia”. Morirà dopo poco più di 24 ore.

DA BIBA ALL’ICONICA CANOTTIERA, MERCURY PIONIERE FASHION – All’inizio ci fu Biba, lo storico marchio inglese particolarmente in voga tra gli anni ’60 e ’70, capelli lunghi e t-shirt. Un look sobrio per Freddie Mercury, quasi irriconoscibile all’inizio della sua carriera che stravolgerà di decennio in decennio, diventando la punta di diamante di un fashion style esibito, lussureggiante, coloratissimo e molto imitato. Una moda ‘transfrontaliera’ ai confini tra il maschile e il femminile in un periodo storico in cui non si parlava di ddl Zan, quando Achille Lauro e i Maneskin non erano ancora nati. Insomma un pioniere il frontman dei Queen. Capelli ancora lunghi, smalto alle unghie e occhi truccati peccaminosi negli anni ’70. Indossava body di paillettes e tute aderenti, mantelle ‘rubate’ alle collezioni haute couture di quelle favolose stagioni.

Negli anni ’80 ancora una metamorfosi. Freddie Mercury dà un taglio ai capelli, ma si fa crescere i baffi, predilige un look apparentemente più ‘macho’, indumenti e accessori in pelle, pantaloni stile biker e chiodi portati, quasi sempre, a torso nudo, giacche militari con spalline maxi e frange), ma anche pantaloni bianchi e canottiere (sdoganate come indumento e entrate nel mito il 13 luglio 1985 al concerto Live Aid Freddie Mercury). Un look amatissimo dagli omosessuali dell’epoca, quel ‘Castro clone’ che prendeva il nome dal quartiere gay di San Francisco.

Gli ultimi outfit allo stadio di Wembley nel 1986. Pantaloni aderenti bianchi con due strisce colorate (rossa e dorata), maglietta bianca scollata e una giacca gialla. E un gran finale. Freddie Mercury con mantello, pelliccia e corona. L’unico, vero re. Imitato anche dall’haute couture. Olivier Rousteing per Balmain, Andrea Kronthaler per Vivienne Westwood o Gucci la griffe amante del ‘travestitismo’, mentre Hedi Slimane per Celine ha tratto ispirazione dalle giacche in pelle indossate dalla rockstar negli anni ’80, Saint Laurent dalle mantelle in pelle con ruche. Ancora fonte di ispirazione Freddie Mercury. Un’anima e uno stile, non solo musicale, immortale.


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