Serradifalco (e il mondo intero) piange la morte di Chuck Mangione
Scritto da Michele Bruccheri on 25 Luglio 2025
Aveva 84 anni. Celebre trombettista e flicornista, compositore americano con sangue siciliano, nel 1988 fece visita ai parenti nisseni. Radio Rcs Sicilia lo incontrò in campagna e lo intervistò
È morto, appena un paio di giorni addietro, il grande Chuck Mangione, all’età di 84 anni. Ma la notizia è trapelata nelle scorse ore. Il famoso trombettista e flicornista, nonché compositore americano con sangue siciliano, di Serradifalco, era nato il 29 novembre 1940 a Rochester da genitori della sua amata Sicilia.
Il padre, infatti, era originario di Naro (agrigentino), la madre, dal cognome Bellavia, di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta. La musica, dunque, è oggi in lutto per questa grave perdita. Chuck Mangione fu un grande protagonista del jazz fusion. Un indiscusso protagonista.
È morto nel sonno nella sua casa di Rochester, nello stato di New York. Mangione, all’anagrafe Charles Frank Mangione, aveva conquistato il successo internazionale nel 1977 con il brano “Feels So Good”, divenuto poi un classico del smooth jazz (per tanti anni fu la sigla del programma radiofonico su Radio Rcs Sicilia “Il mattiniere”).
Ancora oggi è uno dei brani più riconoscibili del genere. Il musicista americano, con sangue siciliano, vinse anche due Grammy Awards e pubblicò, nel corso della sua lunga carriera, oltre 30 album. Era assai legato alle sue radici e nel 1988 fece visita ai parenti di Serradifalco (Bellavia, Cellura, Minnella). Radio Rcs Sicilia ebbe l’onore d’incontrarlo e d’intervistarlo, in campagna.

Chuck Mangione in una celebre copertina
Chuck Mangione era popolare per il suo stile musicale lirico, caldo e accessibile, con fraseggi al flicorno eleganti e melodici che gli valsero l’ammirazione di maestri del jazz come Miles Davis e Dizzy Gillespie. Un suono circolare, duttile, poetico.
Dopo essersi diplomato all’Eastman School of Music, aveva iniziato la carriera con Art Blakey e i suoi Jazz Messengers. Poi fondò un suo gruppo e diresse l’ensemble jazz della stessa Eastman. Nel 2009 donò il suo celebre cappello in feltro marrone, partiture e materiali d’archivio allo Smithsonian Institution, a testimonianza della sua eredità musicale, precisa una nota stampa.
Chuck Mangione, comunque, rimane immortale grazie alla sua musica avvolgente e rimarrà nei nostri cuori per sempre.
MICHELE BRUCCHERI
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