Sul Monte Calvario la sacra rappresentazione

Scritto da on 29 Marzo 2024

di MICHELE BRUCCHERI – «LA SCINNENZA» [Settima Puntata]. Un momento intenso e straziante, curato magistralmente dal Circolo Artigiani “San Giuseppe”. Una processione si snoda per le strade e giunge nella chiesa omonima

Processione che va dalla Chiesa Madre verso il Monte Calvario

Tra le sette chiese innalzate in tre secoli di storia, c’è quella del Calvario. Sorge sulla collina più alta di Serradifalco. Ed è dominata dalla croce. In occasione del Venerdì Santo, all’imbrunire, viene rappresentata “La Scinnenza”. Dal siciliano significa “scinniri”, ovvero: scendere. Ossia, la deposizione di Gesù dalla croce. Questa manifestazione, intrisa di autentici sentimenti di tristezza, è curata magistralmente dal Circolo Artigiani “San Giuseppe”.

Una statua di legno o di altro materiale, raffigurante Gesù, viene portata lì e crocifissa. Nella vicina Montedoro, almeno in passato, i migliori cantori del luogo si riunivano in una casa vicina e con tono salmodiante e strascicato cantavano. Anche camminando per le strade del paese. Un lamento straziante e coinvolgente sulla Passione, Crocifissione e Morte di Gesù. Una melodia semplice, fatta di scarne note, senza alcun ritmo, alla maniera del canto Gregoriano. Ovviamente è divisa in parti armoniose. Un canto di dolore profondo, toccante, straziante.

Un momento della Scinnenza

Nel pomeriggio del Venerdì Santo, dopo il secondo tempo del triduo pasquale, l’Urna del Biangardi – un’opera preziosa, veramente un’opera d’arte bella – viene portata a spalla al Calvario, assieme alle statue dei tre santi. Dalla chiesa Madre si percorre, a scendere, tutta la via Duca, poi via Roma e via delle Miniere… Per un discreto tratto, è presenziato dall’arciprete Galante e da padre Salvatore Randazzo (vice parroco). Nel piccolo terrazzo della chiesa Calvario, dunque, si rappresenta “La Scinnenza”. Gli attori raffigurano con peculiare e singolare pathos i tristi momenti del calvario di Gesù. Con enfasi, i personaggi recitano.

Tra i personaggi principali, la Madonna, San Giovanni, la Veronica, l’altero Misandro, Nizech, il centurione, la Maddalena, il longino; Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che giungono a cavallo per prendere il corpo di Gesù Cristo. Acuto e straziante è il pianto di Maria. Questo segmento della Settimana santa è a metà strada tra la sacra rappresentazione e la pietà popolare.

Serradifalco vanta, da sempre, un forte e vivo senso di religiosità e delle tradizioni popolari. Un prezioso patrimonio da custodire e salvaguardare. In passato, anche per la nota Scinnenza (discesa dalla croce) si sono registrate difficoltà di vario genere. C’era il timore che si potesse sdilinquire come neve al sole questa antica e nobile rappresentazione. Grazie alla sensibilità e disponibilità di diverse persone e del Circolo Artigiani “San Giuseppe” che gioca un ruolo importante e da protagonista, questo momento viene rappresentato e vissuto con particolare intensità.

Il Venerdì Santo ci si vestiva di scuro, oggi forse un po’ meno. Si faceva e si fa il digiuno.

MICHELE BRUCCHERI

[Tratto dalla monografia “La Settimana Santa di Serradifalco” – aprile 2019]

Un tratto della processione che va verso la Chiesa Calvario

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